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AtelierRiforma

Canvas Next

Il problema

“Il settore della moda, ad oggi, adotta un’economia di tipo lineare: si impiegano grandi quantità di risorse non-rinnovabili per produrre i vestiti, che vengono utilizzati per pochissimo tempo, trascorso il quale finiscono in discarica o negli inceneritori. La cosiddetta “fast fashion” ha portato a un modo di usare i capi d’abbigliamento di tipo “usa e getta”, con una conseguente produzione enorme di rifiuti tessili e una vita di utilizzo dei capi brevissima. Solo il 13% del materiale tessile prodotto viene riciclato (per di più in applicazioni di scarso valore) e meno dell’1% viene riciclato in nuovi capi. Tutto ciò fa sì che il settore tessile sia uno dei più inquinanti al mondo.
La mole di vestiti usati che finiscono nella spazzatura è enorme e quelli che vengono riposti negli appositi cassonetti vengono spesso intercettati dalla criminalità organizzata per il traffico illegale di vestiti usati o di rifiuti tessili. In generale, ad oggi nessuno garantisce a chi dona i propri abiti usati la trasparenza sulla loro destinazione. Molti perciò tengono per anni fermi nel proprio armadio enormi quantità di vestiti inutilizzati, che non sono altro che un ingombro.
Atelier Riforma risponde a un bisogno condiviso da diversi stakeholders. Una gestione efficiente dei vestiti usati riguarda infatti sia i privati cittadini che vogliono disfarsi dei capi che non usano più, sia le aziende d’abbigliamento che devono svuotare i magazzini dagli abiti delle stagioni passate, sia gli enti no profit che donano abiti a persone in difficoltà (spesso essi ricevono capi in sovrabbondanza o indumenti che non soddisfano le necessità degli utenti che si rivolgono loro e sono costretti a buttarli).
Il consumatore che vuole avere un abbigliamento sostenibile, deve affrontare anche altri problemi. Ad oggi i negozi di abiti usati offrono spesso solo capi vintage, di bassa qualità o già visti, mentre la moda realizzata con materiali “eco-friendly” ha spesso prezzi proibitivi o, peggio, cade nel “green-washing”, ingannando il consumatore.”

Offerta di valore

“L’innovazione di Atelier Riforma è quella di usare la creatività e l’arte sartoriale per ridurre l’impatto ambientale della moda. Atelier Riforma è al momento l’unica impresa che mira a vendere su larga scala abiti frutto di upcycling, mettendo in rete tutte le realtà sartoriali che hanno competenze in questo processo. A differenza della maggior parte dei siti/negozi che vendono semplicemente capi vintage o usati, Atelier Riforma riesce a offrire capi di qualità, non per forza in stile vintage ed estremamente differenziati. Riesce in questo modo ad avvicinare all’acquisto anche coloro che normalmente sono restii a comprare un capo usato.
Gli studi mostrano che la soluzione più efficace per ridurre l’impatto ambientale dell’industria della moda è allungare la vita dei capi che già esistono (più che crearne di nuovi con materiali e procedure meno inquinanti): Atelier Riforma lo realizza concretamente, applicando i principi dell’economia circolare. Inoltre, a fronte di brand eco-friendly dal costo proibitivo, Atelier Riforma produce moda sostenibile alla portata di tutte le tasche.
Ma l’innovazione più importante di Atelier Riforma è senz’altro il suo sistema di tracciabilità dei capi. Data la crescente diffidenza dei consumatori a donare i propri capi usati per via dell’incertezza della loro destinazione finale, Atelier Riforma dà estrema importanza alla trasparenza di questo processo. Lo fa attraverso un sistema di codici che traccia il percorso di ogni abito dal momento della consegna ad Atelier Riforma, a quello della vendita o donazione a enti no profit. Chi ci dona i propri capi può così essere informato sulla destinazione di ciò che ha donato e sentirsi coinvolto nell’intero processo. Allo stesso tempo, l’acquirente può visualizzare com’era il proprio capo prima della trasformazione ed essere informato sulla realtà sartoriale che ha realizzato il lavoro e sui benefici che il suo acquisto ha comportato per per l’ambiente in termini di risparmio di risorse. Nessun brand ad ora realizza un tale sistema tracciabilità e trasparenza bidirezionale.”

Contabilità dell’innovazione

L’impatto sociale positivo primario di Atelier Riforma riguarda l’ambiente. Attraverso la nostra attività, infatti, contribuiamo a ridurre gli sprechi in ambito tessile, prolunghiamo la durata di utilizzo dei capi d’abbigliamento, promuoviamo tra la popolazione un consumo più consapevole e facciamo sì che non vengano utilizzate nuove risorse naturali per la produzione di capi d’abbigliamento. Inoltre, garantiamo trasparenza sia ai donatori di vestiti usati sia agli acquirenti di moda sostenibile, facendoli sentire coinvolti nel sistema e promuovendo comportamenti virtuosi. Un secondo impatto positivo di Atelier Riforma riguarda la società e la formazione. La nostra attività principale è l’upcycling, ovvero la capacità di ripensare qualcosa di vecchio e di dargli nuova vita e valore, attraverso la creatività. Proprio attraverso l’upcycling, contribuiamo a creare opportunità di lavoro e nuove competenze sia per studenti e giovani professionisti, sia per persone svantaggiate (dato che nella nostra rete di realtà sartoriali vi sono anche sartorie sociali, nonché scuole di moda). Valorizziamo, in questo modo, anche l’artigianato, l’arte sartoriale e il made in Italy. Atelier Riforma risponde a un’esigenza condivisa da diversi stakeholder. Una gestione efficiente dei capi usati riguarda infatti sia i privati cittadini, che vorrebbero disfarsi degli abiti che non usano più, sia le aziende d’abbigliamento, che devono sbarazzarsi di tutti i capi invenduti delle passate stagioni, nonché le organizzazioni no profit che si occupano di raccogliere vestiti per le persone bisognose (molto spesso ricevono capi in sovrabbondanza o indumenti che non sono adatti alle esigenze dei loro utenti e sono così costretti a smaltirli).