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Certifica la tua Responsabilità sociale d’impresa con il NeXt index: scopri il nostro percorso

7 Apr. 2022 | News

Crisi economiche, sanitarie e internazionali stanno cambiando la nostra visione del mondo, dell’economia e del nostro ruolo in essa. Il mercato è infatti frutto delle nostre scelte di consumo, delle azioni degli attori economici che lo animano e delle politiche dei governi volte a regolamentarlo.

Da anni assistiamo infatti ad una sempre maggiore attenzione del legislatore verso azioni che garantiscano che le attività economiche rispettino il pianeta e le persone che lo abitano, come testimoniano ad esempio a livello comunitario in Europa il Green New Deal Europeo e la tassonomia finanziaria, sociale e ambientale

La volontà degli attori statali non è però sufficiente affinché questo cambiamento diventi realtà, centrali sono invece le preferenze dei consumatori responsabili. Come testimoniano i dati forniti da Eutopia per il rapporto COOP nel 2020, nonostante la crisi economica, è cresciuta del 27% la platea dei consumatori che acquistano prodotti sostenibili ed eco friendly.

A questo si aggiunge un trend in costante crescita rispetto alle motivazioni dietro a tali acquisti, sono infatti più del 50% i consumatori che identificano il proprio consumo critico come una forma di cittadinanza attiva e impegno civile quotidiano con il 36,9% di questi che sottolinea come il consumo oltre a soddisfare i bisogni personali, debba anche avere un fine sociale, mentre il 23,5% sceglie responsabilmente i prodotti al fine di non contribuire ad ingiustizie sociali.

Per questo motivo negli ultimi anni è cresciuta sensibilmente la quota di aziende, che fanno del rispetto dei nuovi standard ESG – Environment, Social and Governance – uno strumento fondamentale per rafforzare e valorizzare il proprio business rendendo la propria azione capace di generare impatto sul territorio. Secondo un’analisi dell’indagine ODM Consulting il 98% delle imprese riconosce che debba esserci una coerenza tra sostenibilità e obiettivi aziendali.

A questo si aggiunga lo scenario che i numeri dell’ISTAT delineano con circa l’84,3% delle aziende che ha realizzato almeno un’azione di sostenibilità sociale e il 73,5% almeno un’azione di sostenibilità ambientale.

I risultati di queste scelte garantiscono risultati su indicatori fondamentali della vita e del successo di un’impresa, come testimonia la ricerca di Doxa Marketing Advice per Conai la quale certifica come per 7 aziende su 10 gli investimenti apportati in sostenibilità hanno portato benefici in termini di fatturato (69%), competitività (70%) e reputazione (82%).

È dunque chiaro quanto sia importante riuscire ad attivare percorsi di questo genere per le imprese.

È però molto alto il rischio di green e social washing, elementi che portano ad un ancor più marcato caos informativo per i consumatori, i quali si ritrovano spesso spiazzati e confusi.

Serve quindi seguire step coerenti per portare la propria azienda verso una sostenibilità che sia reale e non solo di facciata.

Primario è quindi misurare il proprio grado di impegno attraverso indicatori certificati e riconosciuti dai vari attori della società, così da permettere poi di massimizzare le esternalità positive e ridurre quelle negative.

Proprio sul tema della misurazione e sulla certificazione della sostenibilità si registra la principale barriera che spesso limita le aziende davanti a queste scelte: i costi. In particolare per le piccole e medie imprese, le quali rappresentano la larga maggioranza del tessuto economico italiano, gli oneri di valutazione e certificazione sono spesso troppo alti e non sostenibili per i propri bilanci.

Questo rischia di escludere un importante settore della nostra economia dalle nuove linee di credito ESG e dall’incontrare le preferenze dei consumatori responsabili.

Questo nonostante tali imprese siano a volte le più avanzate in vari aspetti della sostenibilità con rapporti ben radicati nel territorio, ma che non riescono invece a valorizzare questi aspetti data l’assenza di una misurazione confrontabile e comparabile con quella delle grandi aziende. 

Lo strumento per aumentare la tua Responsabilità Sociale D’Impresa

Per questo motivo NeXt Nuova Economia per Tutti APS ETS ha ideato uno strumento di rendicontazione non finanziaria ESG complaint: Il NeXt Index® ESG Risk Adjusted. Questo indice ha tre vantaggi strategici. Il primo è rappresentato dalla sua natura di autovalutazione, elemento che riduce di gran lunga i costi comparato ad altri sistemi di monitoraggio e valutazione.

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Il secondo è la sua connessione con standard internazionali (SDGs e GRI) e nazionali (BES), che permettono ai singoli attori economici qualsiasi sia la loro dimensione di essere comparabili con gli altri e la coerenza con le attuali evoluzioni legislative in tema di valutazioni ESG e rendicontazione non finanziaria, tanto a livello europeo, quanto a livello nazionaleIl terzo è invece la sua natura partecipata che permette di mettere in rete propri stakeholder e valorizzare i loro pareri all’interno della redazione della propria strategia.

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Il percorso del NeXt Index® si articola in sei step fondamentali:

compilazione del Questionario di autovalutazione partecipata, analisi dei fattori chiave e valutazione dei rischi ad essi associati, analisi delle controversie in ambiti ESG, analisi dei rischi di settore ESG, calcolo del valore complessivo del NeXt Index® ESG Risk Adjusted e stesura del report a corredo dell’analisi.

Il primo passaggio necessario affinché le imprese possano valutare il proprio grado di sostenibilità è la compilazione del questionario di autovalutazione.

Questo strumento di raccolta dati è organizzato in base a 6 aree di valore, ciascuna di esse suddivisa a sua volta in 5 indicatori. Le aree del questionario coprono i principali campi di azione di un’impresa toccando infatti la governance, il rapporto con i lavoratori, i rapporti con i cittadini e consumatori, la catena di fornitura, il rapporto con l’ambiente e il rapporto con la comunità locale.

Per ognuno di questi indicatori l’azienda deve assegnarsi un punteggio da 1 a 5 in base a criteri oggettivi che dovranno essere avvalorati da documenti probanti. Una volta completata la compilazione, il Centro Studi e Valutazioni (CeSVa) di NeXt Economia insieme al Comitato tecnico scientifico dell’associazione valuterà il questionario e validerà il punteggio.

Il secondo step è rappresentato dallo stakeholder engagement, grazie al loro assessment sulle priorità di azione delle varie aree e indicatori essi contribuiranno con il loro punteggio alla costruzione delle matrici di materialità di area così da permettere una valutazione partecipata e multistakeholder.

Questo secondo passaggio permette non solo di creare un rapporto duraturo e costruttivo con i propri stakeholder, ma costruisce anche un framework di comunicazione tra questi ultimi e l’impresa così da facilitare il dialogo e lo scambio reciproco.

A questo livello di analisi si affianca un’analisi di contesto che permette di valutare l’habitat in sui si muove l’azienda e in cui ha raggiunto i risultati registrati, così da cogliere gli aspetti di rischio che da esso ne derivano.

Il terzo e quarto step rappresentano il core dell’analisi ESG. Il CeSVa infatti valuterà la presenza di eventuali controversie dell’azienda, in tutte le aree di azione della stessa e nei confronti dei diversi stakeholder, e le varie politiche aziendali che l’impresa ha messo in pratica in passato e ha programmato per il futuro.

In questo modo sarà possibile definire in quale ordine di grandezza è inseribile il rischio ESG dell’azienda per poi confrontarlo con quello del suo settore di riferimento.

Una volta completato questo passaggio NeXt potrà raggiungere il valore complessivo del NeXt Index® ESG Risk Adjusted.

Questo sarà esplicato attraverso un rating dove il minimo punteggio è rappresentato da D fino ad un massimo di AAA+.

Chiaramente la scala indica al valore minimo un’azienda estremamente esposta ai rischi ambientali, sociali e di governance mentre più si sale più l’azienda in oggetto dimostra di essere resiliente e in grado di gestire e diminuire i rischi ESG, alla luce delle sue controversie, delle politiche già messe in atto, quelle in fase di implementazione e nel confronto con il settore e il contesto che la circonda.

A corredo di tutta l’analisi viene redatto un report, complaint agli standard di reportistica non finanziaria attualmente vigenti, in grado di certificare il processo facendolo accompagnare da una descrizione qualitativa e approfondita dei progetti e delle attività portate avanti dall’azienda per incrementare il Benessere Equo e Sostenibile del territorio che la circonda.

Un report che diventa una certificazione del livello di sostenibilità dell’impresa permettendo di mostrare da una parte l’impegno fattivo dell’impresa e dall’altra la valutazione della sostenibilità attraverso il NeXt Index®

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