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Vita

Come avviare una startup sostenibile: la guida definitiva

2 Set. 2021

Avete una bella idea? Vi sembra il momento di diventare imprenditori? Vi state chiedendo da dove partire?

Questa guida al mondo delle startup sostenibili vi spiegherà, passo dopo passo, come avviare la vostra startup sostenibile e green.

Ma prima un po’ di teoria

Punto 1: Che cosa contraddistingue una startup

 

 

Secondo Steve Blank – formatore e imprenditore americano di fama mondiale – la startup è “un’organizzazione temporanea che ha lo scopo di cercare e validare un business model scalabile e ripetibile”.
Questa definizione – che rimane la più accreditata – identifica le fondamenta di una nuova impresa:

Temporaneità: dobbiamo transitare dallo status di “gruppo di amici” a quello di “soci imprenditori”. Il tempo è tutto per una startup, per questo è fondamentale avere disciplina, condividere da subito obiettivi e risorse e testare velocemente il prodotto o servizio.

E’ questo l’approccio lean, applicato per la prima volta in Toyota alla fine degli anni ‘50. Il tempo è tiranno per due motivi tipici per una startup: scarsità di risorse economiche e concorrenza sul mercato. Arrivare al momento giusto può fare la differenza tra successo e insuccesso, o meglio, può generare un vantaggio non da poco.

PS: hai già aperto una startup e non sai come cercare investitori? Forse potrebbe interessarti questo articolo su come trovare chi può finanziare la tua idea, clicca qui. 

Ricerca e validazione: le due fasi principali. Ricercare una soluzione a un problema tangibile, che affligge un certo numero di persone e testare la soluzione è fondamentale nell’approccio lean sostenibile. Se siete bravi a comprendere il problema che volete risolvere e le persone che ne sono colpite, la vostra soluzione avrà mercato più facilmente.

Scalabile e ripetibile: più è ampio il problema al quale vogliamo dare risposta, più è importante avere un approccio aperto verso l’esterno. Il territorio di partenza e il primo gruppo di persone che testeranno la soluzione sono il vostro DNA, ma dobbiamo pensare in grande e avere voglia di ampliare il mercato (replicabilità). Replicando la soluzione altrove è necessario anche trovare un modo per scalare il mercato e dunque offrire la soluzione al maggior numero di persone, garantendo in modo sostenibile gli standard di qualità già testati e validati in fase iniziale di produzione.

Business model: il modello con il quale vogliamo proporre la nostra soluzione, che garantisca sostenibilità economica, sociale e ambientale alla vostra startup. Sarà un prodotto o servizio gratuito? a pagamento? entrambe le cose? Come lo propongo sul mercato? quando? per quanto tempo? Il modello di business è dunque la strategia con la quale vogliamo creare e distribuire valore sul mercato di riferimento, guadagnando in modo equo e rispondendo a bisogni reali delle persone.

Se avete le idee un po’ più chiare, è il momento di iniziare, ma prima siete sicuri di avere tutti i requisiti psicologico per aprire una startup? Potete scoprirlo consultando questo articolo.

Le fasi da seguire per aprire una startup

 

startup sostenibile

Fase 0 – Il team
Chi siamo? Quanti siamo? Cosa sappiamo fare? Perché vogliamo lavorare insieme? Cosa condividiamo? Quali sono i nostri punti di forza e debolezza? Innovazione e velocità di pensiero, adattabilità, competenze, efficienza, disciplina ed efficacia sono le caratteristiche fondamentali di un team di lavoro che funzioni, “condito” da un bel mix di competenze trasversali e complementari tra i diversi componenti.

ATTENZIONE! Il tema dell’innovazione è sempre un po’ controverso per una startup sostenibile. Essere innovativi non significa soltanto proporre nuove tecnologie o nuovi protocolli o brevetti.

Innovazione è un termine ben più ampio, che determina la proposta di una soluzione – anche già applicata – adattata a un contesto del tutto nuovo. Questo amplia di molto il concetto, non relegandolo soltanto all’hi-tech o all’alta finanza.
Portare un laboratorio tessile per il recupero di abiti usati, in un territorio dove i giovani non trovano lavoro e la raccolta differenziata non funziona, per esempio, è fare innovazione sostenibile creando business.

Fase 1 – Rilevamento del problema
Abbiamo osservato la realtà che ci circonda. Tutti i giorni, un certo numero di persone deve affrontare una determinata difficoltà. La vediamo e forse l’abbiamo dovuta fronteggiare anche noi.

Le domande da porsi sono: quali radici ha questo bisogno/problema/difficoltà? quale entità ha? quante persone affligge? quando si manifesta? da quanto si manifesta?

Per trovare risposte, insieme all’osservazione della realtà è necessario fare ricerche partendo da dati statistici ufficiali come il BES – Benessere Equo e Sostenibile che con il suo set di indicatori socio-economici misura dal 2013 lo stato di benessere degli italiani, divisi in città, province e regioni. Potete anche digitare parole chiave relative al problema e consultare rassegne stampa locali o nazionali, studi pregressi su un fenomeno socio-economico scatenato da quel problema.

La ricerca è necessaria, per definire un punto di partenza: quello che vediamo è il problema reale o un effetto di un problema più radicato? Nel primo caso, trovare una soluzione significa risolvere o alleviare realmente il problema; nel secondo, purtroppo, la vostra idea potrebbe essere la classica “toppa”, che a lungo andare non risolve la presenza di un buco e nemmeno previene che altri buchi di creino.

Fase 2 – Rilevamento del target

Il target è il gruppo di persone che vive il problema rilevato.

Le domande da porsi sono in questo caso: chi sono queste persone? Quali caratteristiche hanno rispetto ad altri gruppi sociali? Perché sono accomunate dallo stesso problema? Riscontrano tutte gli stessi effetti del problema? Gli effetti su di loro hanno sempre la stessa intensità? Si manifestano nello stesso momento? Quali sono gli obiettivi di vita di queste persone? Come risolvono per ora il problema? Quali altri effetti genera il problema nelle loro vite?

Per dare tutte – o quasi! – le risposte a queste domande, il buyer personas viene in vostro aiuto.

Questo termine metà inglese e metà latino identifica una carta di identità delle persone che volete studiare e che desiderate aiutare con la vostra startup sostenibile. In questa immagine ricostruita del target dovranno essere presenti alcuni dati fondamentali: età, sesso, residenza, professione, livello di studio, interessi culturali (anche tempo ibero), status sociale (genitore, single, divorziato, studente, lavoratore, …), obiettivi di vita, capacità di spesa.
Una volta messo a punto il buyer personas, è il momento del primo test di validazione: l’intervista sul campo.

Un numero contenuto di domande che saranno da inviare in formato digitale tramite i vostri social o che potrete somministrare alle persone fermandole per strada o andando nei luoghi in cui si trovano a loro agio o dove vivono in modo più evidente il problema o alcuni dei suoi effetti.

In questa lista di domande, oltre a rilevare i dati personali come sesso, età, residenza, livello di studio, status professionale e sociale, dovrete rilevare come il presunto target vive il problema, quando lo vive, se cerca di risolverlo, se ci ha “messo una pietra sopra”, se può essere coinvolto direttamente nella soluzione.

Da ultimo, potreste chiedere le e-mail agli intervistati, inserendola come opzione volontaria in caso vogliano rimanere informati sul vostro progetto.
Un buon numero di interviste per il trattamento statistico dei dati – e quindi per confermare o raddrizzare le vostre tesi su problema e target – è considerabile dalle 250-300 interviste in su!

Fase 3 – La soluzione

Siete pronti!

Che proponiate un prodotto o un servizio, partite dall’obiettivo generale che contraddistingue la vostra proposta. Un obiettivo è letteralmente la trasposizione in positivo di un problema. Un esempio: la mancanza di informazioni chiare sul protocollo di accettazione presso uno studio medico (problema di partenza rilevato) ha come obiettivo generale dare informazioni chiare sul protocollo di accettazione. Esattamente la versione in positivo del problema.
Scomponete poi l’obiettivo generale in sotto-obiettivi specifici, che rendano la “scalata” verso quello generale più scandita nelle azioni da compiere, nel tempo e nel budget.

Fase 4 – Siete i migliori?
La vostra soluzione potrebbe essere la migliore sul mercato, ma non avere nessun appeal per il target: perché? Forse avete sbagliato la valutazione del target oppure più semplicemente non avete trovato l’offerta di valore più adatta a quel gruppo di persone. L’offerta di valore è la motivazione del target ad adottare la vostra soluzione.

Una startup sostenibile nata da un bisogno concreto deve arrivare facilmente a conquistare il cuore delle persone che vivono il problema di partenza. Dunque, ripercorrendo i buyer personas e i risultati delle interviste sul campo, dovete rintracciare il quid motivazionale del target.

Un esempio di offerta di valore potrebbe essere “fare leva” sull’esasperato bisogno delle persone di condividere tramite i social network le loro vite. Giocando su questo approccio, per motivare il target, potreste proporre una sfida social, un like in cambio di visibilità o qualsiasi altra cosa che faccia sentire importante, orgoglioso di sé e attivo il target e lo spinga a scegliervi.

E poi ci sono i competitor. Coloro i quali sono già sul mercato di riferimento.

Rispetto a loro dobbiamo continuamente ricavarci un vantaggio.
Nel caso di startup sostenibili e/o startup a vocazione sociale, la competitività sul mercato potrebbe essere per esempio un servizio o prodotto fortemente community-based, che quindi raccolga già un gruppo-target di partenza pronto a sperimentare la nostra soluzione, condividerla, metterla in circolazione. Anche un’ottima platea di partner sono un vantaggio competitivo che spesso le aziende solo-profit non possono vantare, così come brevetti, unicità intrinseche alla soluzione come il design, una personale conoscenza del target o risorse professionali molto specifiche. Per questo è così importante, quando nasce un’idea, valutare cosa si è in grado di sviluppare di quell’idea, cosa si ha a disposizione e quanto spirito di sacrificio vi contraddistingue.

Fase 5 – Sperimentazione

E’ ora di testare la soluzione. La sperimentazione è fondamentale per accelerare i tempi e ridurre al minimo le criticità e il tasso di fallimento. Coinvolgendo parte del vostro target – quelli che comunemente sono denominati gli early adopters – perfezionate la soluzione proposta.
Se siete stati bravi nella Fase 2, non avrete problemi a identificare un piccolo gruppo di persone, che possano testare il vostro prodotto o servizio e dirvi senza mezzi termini, se davvero possa essere utile, efficace e facile nella risoluzione del problema di partenza.

Per una startup sostenibile tenere il contatto con il target, il territorio e i partner è fondamentale, perché è ciò che più la distingue da altre imprese o startup, che non hanno una vocazione sociale e sostenibile definita.
Sperimentare significa anche testare il conto economico del progetto: potreste aver sottovalutato o sopravvalutato le risorse economiche, strumentali e umane necessarie per lavorare e con un test riuscirete a “raddrizzare il tiro”.

Per la sperimentazione, sarà utile aver discusso nel team sui risultati attesi dal vostro modello di business, partendo da obiettivo generale e obiettivi specifici. Chiarite quale sia il risultato da voi desiderato rispetto a ognuno di questi, calibratelo rispetto al mercato di riferimento, fissate indicatori di successo (potreste utilizzare gli stessi indicatori del BES utilizzati in fase di ricerca) e tempi entro i quali questi dati vi diranno – o meno – che la soluzione sta avendo successo sul mercato.

Fase 6 – Marketing

Scegliere di nascere sostenibili è di per sé una leva di marketing, che negli ultimi anni regala soddisfazioni in termini di ricavi e di visibilità. Una volta testato e perfezionato il prodotto o servizio, non indugiate oltre. Andate sul mercato!
Le ultime domande da porsi per affrontare questa fase sono: sappiamo comunicare verso l’esterno? è il momento giusto per il mercato? i nostri partner sono pronti a supportarci? Sono queste le risposte da cercare, anche rivolgendovi a realtà di incubazione delle startup, specializzate in imprese sostenibili.

Sostenibilità e vocazione sociale: qualche mito da sfatare!

Sostenibilità e “spinta” sociale di un prodotto o servizio non sono solo una moda, che garantisce di penetrare il mercato. Se non siete veramente orientati a questi punti di vista, i nostri utenti o clienti vi scopriranno molto in fretta!

Sostenibilità non è solo ambiente – piantumare alberi, compensare la propria impronta ecologica, risparmiare CO2 o energia – significa essere capaci di mantenere gli standard sociali, ambientali, economici di un prodotto o servizio nel tempo.

Vocazione sociale: se fosse stato solo social washing, non usavamo il termine “vocazione”, no?! Se non avete una buona dose di empatia, vi mancano le competenze per lavorare con e per gli altri o semplicemente non vi interessa, siate onesti: lasciate perdere questo ambito!

Sostenibile e sociale non sono sinonimo di volontariato. Uscite da un atteggiamento dimesso, che non porta mai nulla di buono. Se la vostra idea è valida, fattibile, scalabile e replicabile, perchè “vergognarsi” di mettersi sul mercato e farsi pagare?

Se dopo aver letto questo articolo siete ancora convinti che la vostra idea possa diventare una startup sostenibile, allora contattate il NeXt HUB e chiedete una consulenza per iniziare il vostro percorso da imprenditore!

Soci sostenitori

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