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Vita

Mobilitiamoci per una finanza responsabile

29 Giu. 2020

Passare dalla protesta alla proposta è uno dei pilastri NeXt. Alcuni punti da cui possiamo partire, tutti noi.

a cura di Valentino Bobbio

La Commissione Europea ha scelto di concentrare sulla crescita sostenibile le enormi risorse finanziarie che prevede di attivare per il rilancio dell’economia. La proposta del Next Generation EU da 750 miliardi di euro intende rafforzare Il Green New Deal e la transizione energetica. Il governo italiano con l’ecobonus per l’efficientamento energetico del 110% si pone nella stessa linea. Questa è la spinta istituzionale per una finanza responsabile.

E Noi? Se vogliamo una finanza veramente responsabile, tutti dobbiamo dare il nostro contributo.

Noi Cittadini per una finanza responsabile

La finanza responsabile non cresce da sola, e le sole forze del mercato, pur ora più favorevoli, non bastano ad orientarla. Non vi può essere cambiamento verso una finanza sostenibile senza un profondo cambiamento di mentalità e di sensibilità di noi cittadini risparmiatori ed investitori.
Sappiamo che cosa fanno le istituzioni finanziarie con i nostri soldi, dopo che glieli abbiamo affidati? Finanziano investimenti nelle fonti fossili, accelerando l’emergenza climatica di cui soffriamo e che renderà molto dura la vita dei nostri figli? Finanziano l’industria delle armi, che alimenta guerre che fanno fuggire popolazioni inermi in ogni direzione? Finanziamo aziende che scaricano parte dei costi sull’ambiente, inquinando l’acqua e l’aria, consumando suolo, generando rifiuti? Utilizzano il lavoro nero, delocalizzano le produzioni, chiudono stabilimenti e licenziano e si avvalgono, anche attraverso i loro fornitori di lavoro minorile e sottopagato?

Noi cittadini risparmiatori possiamo “votare col portafoglio”, come propone Leonardo Becchetti, per accelerare il passaggio verso una finanza sempre più etica. I soldi che usano le banche e le istituzioni finanziarie sono sovente i nostri, e vogliamo allora starci attenti? Il paradosso è che le imprese sostenibili verso le persone e l’ambiente, quelle che praticano l’economia circolare1, sono sovente quelle più solide e meno rischiose. L’attenzione che queste aziende mettono in una gestione sana e responsabile, rende anche i nostri investimenti più sicuri. Quasi sempre gli investimenti in finanza responsabile sono anche i più convenienti dal punto di vista dei rendimenti!

La sensibilità cresce, e crescono anche le scelte sostenibili dei risparmiatori retail. Un’indagine del 2017 del Forum per la Finanza Sostenibile mostra che la maggioranza dei risparmiatori italiani ritiene molto importante incentivare gli investimenti sostenibili e responsabili.
D’altra parte, i Fondi etici acquisiscono crescenti quote di mercato: secondo Vigeo Eiris tali fondi in Europa sono giunti nel 2016 a 158 miliardi di euro, con una forte espansione sia in termini assoluti sia di quota di mercato. Nonostante il crescente interesse da parte degli investitori pensionistici e previdenziali e delle fondazioni bancarie, l’Italia è in ritardo ed ha solo circa il 2% del mercato europeo dei fondi socialmente responsabili, ben lontano dal 35% della Francia o dal 17% del Regno Unito.

 

Che cosa possiamo fare noi cittadini per accelerare questa transizione?

Possiamo fare molto, contrastando innanzitutto una scusa avanzata sovente dalle istituzioni finanziarie che dicono: “sono i risparmiatori che ci chiedono il massimo rendimento ad ogni costo”. Noi sappiamo che è la finanza responsabile e non la speculazione che fa bene a tutti; possiamo quindi capovolgere questa prospettiva, votando con il portafoglio orientando la destinazione dei nostri risparmi:
scegliendo in fase di compilazione della MIFID i prodotti della finanza responsabile;
privilegiando la finanza mutualistica per lo sviluppo del territorio e del terzo settore, rivolgendoci a banche etiche e di credito cooperativo.
elaborando insieme i criteri e metodologie di valutazione del comportamento delle banche (ad es. scelte di impiego del denaro raccolto, settori d’investimento, ecc.), mettendo a punto indici ed indicatori utili per l’informazione dei cittadini;
• chiedendo alle istituzioni finanziarie e cui ci rivolgiamo di farci conoscere le loro politiche di investimento responsabile, con l’effetto sia di ampliare il mercato della finanza sostenibile sia di portare all’attenzione degli investitori istituzionali le nostre richieste di loro cambiamento, a cui devono rispondere positivamente per non perdere quote di mercato.
informandoci sulle metodologie di valutazione degli investimenti responsabili che utilizzano, per evitare il green & social washing, perché anche l’etica è ormai un argomento per vendere di più. Infatti, sempre più molte istituzioni finanziarie propongono prodotti finanziari o creditizi definiti “etici”, ma che sono solo frutto delle loro politiche di marketing.
• domandando alle istituzioni finanziarie di rendere trasparenti tanto gli investimenti quanto i crediti erogati, per consentire una verifica dal basso della reale sostenibilità.
votando col portafoglio nei nostri acquisti quotidiani, spostando quote di mercato verso le aziende responsabili, rafforzandole e rendendole così più attrattive anche per gli investitori finanziari.

Per contrastare la tentazione continua del sistema finanziario di deviare verso la pura massimizzazione del profitto è necessario – oltre al nostro impegno quotidiano di voto e risparmio col portafoglio nei nostri investimenti – anche un nostro forte impegno e mobilitazione, sia per chiedere alla Pubblica Amministrazione di giocare con decisione un ruolo di regolazione e di controllo, sia per chiedere al settore finanziario un nuovo approccio ed una nuova sensibilità.

 

Cosa chiediamo alla Pubblica Amministrazione per una finanza responsabile

La Pubblica Amministrazione ha un ruolo fondamentale di regolazione dell’economia e della finanza, e per una finanza sostenibile domandiamo di:
disincentivare l’orientamento al breve e brevissimo termine, la finanza dello “short-termism”, come proposto dal Rapporto sulla finanza sostenibile della Commissione europea del febbraio 2018. È quindi urgente realizzare a livello europeo (a favore del bilancio comunitario per la spesa sociale dei Paesi europei), la tassazione delle transazioni finanziarie (cd Tobin Tax). Tale tassa deve arginare le speculazioni più aggressive, senza ostacolare le operazioni finanziarie per lo sviluppo.
Porre sotto controllo il sistema bancario ombra (shadow banking system), che ha superato l’incredibile cifra di 50.000 miliardi di dollari, costituito da una pletora di società – spesso registrate in paradisi fiscali – che eseguono operazioni simili alle banche, ma senza essere sottoposte agli stessi controlli e vigilanza. Le nuove regole dopo la crisi dei subprime del 2008 si sono concentrate sull’attività creditizia delle banche (più controlli, più requisiti di capitale, ecc.), lasciando senza regole la “finanza casinò”. Il risultato è stato quello di spostare ancora più capitali dalla finanza che sostiene le attività economiche, verso fini speculativi o verso tali settori meno controllati.
Regolamentare l’utilizzo dei derivati, in sé strumenti utili se utilizzati per assicurare contro le oscillazioni dei prezzi, oggi ridotti nei fatti a scommesse sui prezzi futuri. Questo non genera “solo” instabilità e speculazione in ambito finanziario, ma ha pesanti ripercussioni sull’economia. Dice Andrea Baranes, vicepresidente di Banca Etica, che coi derivati possiamo “scommettere sui prezzi delle materie prime e persino di quelle alimentari, con pesante impatto tanto sui consumatori quanto sui piccoli produttori, questi, al culmine del paradosso, spesso esclusi da servizi finanziari e accesso al credito. Oggi posso scommettere sul prezzo del grano, ma se quel grano lo coltivo non ho accesso alla finanza.”
Combattere l’elusione fiscale delle imprese e dei cittadini attraverso una normativa comune europea, armonizzando la normativa fiscale, rivedendo anche i trattati che consentono di godere trattamenti pensionistici detassati in altri Stati, eludendo le imposte e riducendo la base fiscale del proprio Paese.
Promuovere la lotta ai paradisi fiscali, ad esempio escludendo dagli appalti pubblici nazionali e locali le imprese che fanno parte di gruppi che vi hanno sede.
Sottoporre ad un equo trattamento fiscale le imprese operanti online, proporzionando la tassazione sugli utili in rapporto al fatturato complessivo sviluppato nel Paese, per evitare l’elusione fiscale. Anche tale tassa dovrebbe andare a sostenere il bilancio comunitario, in una prospettiva di crescente federalismo europeo.
Separare le banche d’affari da quelle commerciali, per evitare che la finanza speculativa utilizzi sviandola la raccolta della finanza per lo sviluppo e le persone.
Favorire e difendere la diversità bancaria, salvaguardando il sistema della finanza mutualistica delle Banche di credito cooperativo e delle Banche popolari, attraverso normative che tengano conto delle loro diverse dimensioni e della loro funzione sociale e quindi sburocratizzino e semplifichino gli adempimenti per le banche impegnate sul territorio ed etiche.

 

Cosa chiediamo alle imprese del settore finanziario

Per una transizione decisa verso una finanza responsabile, chiediamo alle imprese del settore finanziario di:
integrare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari, tanto nell’erogazione del credito, quanto per la scelta degli investimenti.
Valutare gli investimenti secondo il modello del Generative Wellbeing Partecipatory Bond (GWPB) che considera il ritorno dell’investimento in termini di miglioramento del benessere multidimensionale (WeROI -WeROI_BES e/o WeROI_SDGs), rendendo concreto nell’attività finanziaria che l’interesse più alto è quello di tutti.
Porre un’attenzione particolare alla sostenibilità sociale, oggi tralasciata sovente a favore della sola o prevalente attenzione all’ambiente.
• Adottare classificazioni rigorose nella valutazione di sostenibilità delle tecnologie e dei settori, andando oltre la debole tassonomia europea (influenzata dalle forti lobbies finanziarie interessate al green washing), per incidere effettivamente sulla qualità della vita delle persone e per la tutela del pianeta.
Canalizzare verso le PMI i Piani individuale di risparmio (PIR), valutando le caratteristiche sociali e ambientali delle aziende.
• Realizzare una seria e continua educazione degli investitori alla finanza sostenibile, a partire da un’applicazione più responsabile della normativa MIFID.
Informare in maniera trasparente i propri investitori sulla sostenibilità degli investimenti effettuati.

Per avere più forza insieme dobbiamo sia informarci sulla effettiva sostenibilità sociale ed ambientale delle imprese sul sito EyeOnBuy, dove possiamo anche esprimere i nostri pareri e dialogare con le imprese, sia comprare su Gioosto che seleziona e propone prodotti di qualità solo di imprese responsabili che fanno bene alle persone ed all’ambiente.

In tal modo possiamo contribuire quotidianamente, votando col portafoglio, ad una finanza responsabile che sostenga gli investimenti per un mondo più giusto e vivibile per tutti.