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Vita

Dalla pandemia all’impegno per una Nuova economia

23 Apr. 2020

Atene fu distrutta dalla paura della peste, non dalla peste” – Tucidide

Le riflessioni del nostro Segretario Generale Valentino Bobbio per cogliere le opportunità che questo periodo di crisi ci offre e ripensare il futuro sotto il segno della nuova economia.

Il nostro sistema produttivo è profondamente squassato e messo a rischio dalla crisi economica dovuta alla pandemia, ed anche il mondo del consumo è disorientato e confuso non riuscendo ad immaginare i tanti cambiamenti futuri che interverranno nella nostra vita dopo questa crisi.

Si profila il dramma della distruzione di milioni di posti di lavoro, particolarmente in alcuni settori come i trasporti, il turismo, gli eventi e la cultura. E, per inseguire una rapida ripresa comunque, si rischia anche una battuta di arresto nel percorso verso la sostenibilità sociale ed ambientale.

Ad esempio, il crollo del prezzo delle fonti fossili rischia di fermare la transizione verso le fonti rinnovabili resa meno conveniente, ma invece è proprio l’occasione per eliminare i sussidi ai combustibili fossili, che sono erogati soprattutto per abbassare il costo del carburante a specifiche categorie (trasportatori ed agricoltori in primis) e sono pari agli incentivi alle fonti rinnovabili.

Ora sta a noi volgere l’uscita dalla crisi verso un’economia veramente sostenibile che ponga al centro i bisogni degli uomini e delle donne, nei limiti delle risorse del nostro bellissimo pianeta Terra.

In un contesto di libera impresa, sono emerse “falle di mercato” a cui il sistema produttivo non è stato in grado di dare risposte adeguate, ad esempio:

  • perché la domanda è urgente, ma non sufficientemente pagante, quando molte persone soffrono la fame a fronte di una produzione agricola mondiale per quasi metà sprecata, oppure quando non si fa ricerca sulle malattie rare o sugli antidoti;
  • perché gli investimenti non sono remunerativi in un tempo ragionevole, quando non si attivano le capacità di ricerca e di produzione dei vaccini o non si attrezzano posti letto per la rianimazione negli ospedali;
  • perché l’impresa produce quello che può vendere a breve sul mercato, quando le scorte sono un forte costo – es. mascherine – e la loro produzione è incapace di rispondere ai picchi di richiesta, e per di più è delocalizzata.

Questo richiede di ripensare ed integrare l’azione del mercato con un’impresa più responsabile, rianalizzando il ruolo dello Stato, con un compito di salvaguardia dei beni comuni e di regolazione ed indirizzo dei mercati e della libera impresa verso il bene di tutti; ora constatiamo le conseguenze dei tagli alla spesa in settori strategici per la qualità della vita, la salute ed il bene comune.

I punti deboli della nostra economia sono oggi le PMI, le imprese sociali, le cooperative, le organizzazioni del Terzo settore già deboli ed indebitate prima della crisi, sovente senza risorse per affrontare l’emergenza, anche perché hanno investito ogni risorsa per i propri fini istituzionali. Inoltre, con il crollo del sistema produttivo del Nord Italia, il Sud rischia una maggiore marginalità al momento del rilancio economico e produttivo del Paese.

Riassumendo: da una parte la crisi economica indotta dalla pandemia colpisce PMI, cooperative e Terzo Settore sta di fronte all’esigenza di riprendere un percorso di vera sostenibilità; dall’altra un ruolo più forte dello Stato e della PA è richiesto delle falle del mercato e dai cittadini spaventati.

Una vera sostenibilità impone di conciliare insieme tre aspetti: 1) benessere di tutte le persone, che è l’obiettivo dell’economia; 2) salvaguardia dell’ambiente e del Pianeta, l’unico che abbiamo e che stiamo rapidamente saccheggiando, distruggendo i servizi ecosistemici necessari per la nostra vita; 3) efficienza economica, misurata dal profitto. Ciò richiede grande responsabilità da parte delle aziende, lucida visione da parte delle istituzioni e sostegno forte da parte dei cittadini, organizzati nei sindacati e nelle associazioni.

 

Leonardo Becchetti dice che bisogna passare da un’economia a due mani fondata su Stato che regola (prima mano) e Mercato che produce (seconda mano), ad un’economia a quattro mani, la Nuova economia più complessa ed articolata, con poteri più distribuiti, ove entrano in gioco con forza le Imprese responsabili verso i diversi Stakeholder (terza mano), sotto la pressione di un mercato condizionato dal “voto col portafoglio” dei Cittadini Consum-attori responsabili (quarta mano), sostenuti e guidati dai corpi sociali intermedi. Questi scelgono consapevolmente e fanno la differenza quando, per auto-interesse lungimirante, scelgono di fare acquisti da imprese sostenibili e di allocare i propri risparmi solo in fondi che investono in imprese responsabili, per indirizzare il mercato e dunque le imprese verso obiettivi di benessere per tutti, protettivi della salute dei consumatori. Scelte quotidiane d’acquisto e di risparmio responsabili spingono le imprese a trovare la loro convenienza in comportamenti responsabili verso l’ambiente, le persone e la società. Dopo il crollo dei consumi di questi mesi, solo una ripresa responsabile grazie all’impegno di noi consum-attori organizzati, sostenuti dai sindacati e dalle associazioni della società civile, indicherà alle imprese la direzione mostrando quale società vogliamo per il bene di tutti.

Dal punto di vista macroeconomico occorre che gli enormi flussi finanziari attivati per rilanciare il sistema delle imprese a tutela della occupazione, siano orientati alla transizione verso un sistema produttivo attento alla qualità del lavoro e rispettoso dei bisogni di tutte le persone e di tutti i lavoratori nei limiti posti dalla tutela e salvaguardia del nostro Pianeta.

Sappiamo che un impegno serio per migliorare la società e la vita di tutti porta risultati, ad esempio:

  • la campagna , lanciata da Greta Thunberg, sta mobilitando le coscienze per affrontare l’emergenza climatica, e, facendo crescere la consapevolezza pubblica, aumenta la pressione sui governanti; può fare la differenza, come mostra anche la progressiva chiusura del “buco dell’ozono”, per l’impegno di tutti i Paesi a dare seguito al protocollo di Montréal del 1987;
  • società migliori, come mostra il governo portoghese che in questa crisi sanitaria ha regolarizzato tutti gli immigrati irregolari per farli accedere alla sanità pubblica gratuita, oppure la decisione del Colorado di abolire la pena di morte (22° stato negli USA);
  • la riflessione sulla responsabilità sociale d’impresa e l’impegno di alcune aziende pilota hanno portato alcune organizzazioni datoriali a preparare programmi di sensibilizzazione, magari con logica di salvaguardia della reputazione delle aziende, con sentore magari di green washing, ma pressando comunque la cultura d’impresa gradualmente a cambiare; ENEL ha fatto un accordo sindacale istituendo una banca delle ferie a cui ha versato 29.000 giornate (1 per dipendente) per i lavoratori che non possono fare smart working, per lasciare la cassa integrazione alle PMI;
  • a fine agosto 2019 la Business RoundTable, che riunisce le principali grandi imprese degli Stati Uniti, seguendo il Global Compact, ha affermato che la massimizzazione del profitto non è più l’unico obiettivo aziendale, ma che va affiancato alla difesa dell’ambiente e alla soddisfazione dei dipendenti e degli stakeholder. Cedimento alla crescente richiesta di sostenibilità dei clienti e dei mercati e quindi del voto col portafoglio? Ricerca di legittimazione delle aziende in un momento in cui le persone hanno sempre meno fiducia in loro? Green washing? Oppure nuova consapevolezza dei rischi sociali ed ambientali, ed assunzione di responsabilità del ruolo delle imprese per una società più equilibrata ed equa? Forse un po’ tutto insieme, e certamente con sfumature diverse per le diverse imprese, molte delle quali poco credibili. Ma potrebbe anche essere l’effetto dell’impegno e della lotta delle persone e delle organizzazioni che sperano in un futuro migliore?

Se vogliamo costruire un mondo più giusto ed attento alle persone ed all’ambiente, dice Becchetti, abbiamo in tasca la chiave per aprire le nostre catene: usiamola insieme, per contribuire ad una vita migliore per tutti.

Per far crescere il voto col portafoglio dei cittadini a favore delle imprese impegnate in un serio percorso di sostenibilità, NeXt mette a disposizione strumenti potenti: EyeOnBuy per una informazione trasparente ai cittadini sul livello di sostenibilità delle aziende, e Gioosto per rendere disponibili a tutti i prodotti delle aziende responsabili.