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Vita

Finanza, perchè serve un cambio di rotta

7 Ago. 2019

Le ragioni che hanno spinto il sistema economico e finanziario al limite e le possibilità, concrete, per un cambiamento che parte dal basso. 

A cura di Valentino Bobbio

Quante volte ci occorre denaro in prestito per avviare un’attività, fare un investimento, comprare casa! Abbiamo bisogno di un sistema finanziario affidabile e che ci sostenga nei nostri investimenti e nelle nostre attività. Senza il supporto delle banche e delle istituzioni finanziarie, che forniscono denaro e liquidità alle persone ed agli imprenditori, non ci sarebbe sviluppo economico ed il tenore di vita non sarebbe migliorato nel tempo.

Tuttavia, la finanza gode di cattiva fama, ed è sovente accusata, in parte, a buon motivo. Taluni osservano che le banche, intermediando il denaro, fanno solo lavorare i soldi. Le banche, si osserva, per garantirsi il rientro, non prestano a chi ha più bisogno di risorse finanziarie, ma solo a chi offre garanzie, per un importo sovente superiore al prestito, e quindi ha già un patrimonio, magari senza liquidità. Consideriamo che a loro volta le banche devono restituire a noi depositari il denaro che depositiamo.

Purtroppo, sovente vediamo un sistema finanziario nel complesso fortemente speculativo, orientato ai profitti a breve termine, e che schiaccia il sistema produttivo, pretendendo ritorni finanziari sempre più alti. Tuttavia, esiste anche, pure se appare poco, una finanza che sa essere responsabile ed utile, specificamente orientata alla crescita del bene comune.

Nell’ultimo secolo abbiamo assistito al sopravvento della finanza sull’economia: il sistema finanziario ha assunto dimensioni enormi, e gestisce 160.000 miliardi di dollari, oltre il doppio del PIL mondiale. Questo condiziona pesantemente il sistema produttivo, spingendolo a cercare profitti sempre più alti, che sovente si ottengono comprimendo sempre più gli stakeholder, esternalizzando i costi sulle persone, sull’ambiente e sulla società. La ricerca del massimo profitto, pressato dalla finanza, grava sul consumo delle risorse naturali con un gravissimo impatto sul nostro pianeta e sulle infrastrutture sociali.

Il sistema produttivo determina a sua volta per gran parte il tipo di società in cui viviamo, i tempi e le modalità di lavoro, le relazioni tra le persone, e quindi la qualità della nostra vita. La società, a sua volta pressata, consuma il pianeta in maniera spesso irreversibile, e mette a rischio la vita dell’umanità sulla Terra. Ma si può anche fare banca in modo diverso, utile per la società e per noi tutti.

Noi vorremmo tutto il contrario: siamo consapevoli di vivere in un pianeta finito, che sempre più ci fa pagare i limiti di uno sfruttamento miope ed efferato, e la società umana ha bisogno di un’economia che offra beni e servizi per la qualità della vita e delle relazioni tra le persone, per una loro crescita personale, per un vero benessere. In tale prospettiva, la finanza è uno strumento essenziale a servizio di una economia orientata al bene comune.

Ma perché è così difficile avere aiuto dal sistema finanziario? Come è possibile una finanza sostenibile, che sostenga nelle loro scelte tanto le imprese responsabili verso l’ambiente e tutti i loro stakeholder, quanto le persone?

 

Due gravissime distorsioni

Un rimprovero diffuso rivolto alle aziende del sistema finanziario è di non avere una visione adeguata a promuovere il sistema produttivo, quello più sostenibile, e gli investimenti delle persone e della società, e, aldilà delle dichiarazioni di comodo, di non porsi sovente neanche tale obiettivo.
Perché? Per
due grandi distorsioni.

La prima è l’orientamento alla massimizzazione del profitto comunque, che si realizza:

  • calpestando talvolta nei fatti i vincoli normativi attraverso l’elusione delle leggi, rispettate sovente solo formalmente.
  • Erodendo la base fiscale dei Paesi supportando/incentivando le imprese per operazioni nei paradisi fiscali. Gli elevatissimi livelli di evasione fiscale in Europa e soprattutto in Italia causano un’emorragia di risorse economiche sottratte agli investimenti per lo sviluppo, al welfare, alle infrastrutture. Per la sola Italia la stima è di 130 miliardi di euro persi ogni anno. L’effetto è di spingere a tagliare i servizi pubblici, comprimendo le risorse per gli investimenti in previdenza e assistenza, inclusione e sostenibilità, con impatto pesante sulla vita delle persone, soprattutto delle più indifese.
  • Investendo nelle attività ritenute più lucrose, indipendentemente dal loro impatto sull’ambiente e sulla società, dalle centrali a carbone ai combustibili fossili, dalle armi al gioco d’azzardo.
  • Aumentando le disuguaglianze sociali – e di conseguenza i disagi e le tensioni nella società – perché pochissime persone con grandi capitali godono dei profitti della finanza, mentre vengono spremuti i lavoratori delle imprese, i fornitori e tutti coloro a cui viene chiesto di comprimere i costi o suggerito di scaricarli sull’ambiente, magari delocalizzando in un Paese terzo con una normativa ambientale più tenue, con l’effetto, sia di gravi conseguenze occupazionali sia di degrado del pianeta.

Gli operatori finanziari responsabili, invece, effettuano una scelta di fondo di contributo alla creazione di valore condiviso, naturalmente anche economico per gli azionisti, e lo realizzano concretamente attraverso il loro comportamento di allocazione delle risorse finanziarie.

L’altra grande distorsione consiste nell’orientamento al breve termine (short termism), che mobilita enormi risorse finanziarie – sottraendole al sostegno del sistema produttivo – e le concentra su transazioni istantanee, che sfruttano le oscillazioni di mercato per lucrare su piccole variazioni di prezzo, grazie agli enormi volumi mobilitati.

Tale processo è sempre più affidato a robot e ad algoritmi, a software che decidono se e quando operare, inviando loro stessi gli ordini. Secondo Aite Group nel 2018 i robot hanno gestito il 53% degli scambi delle azioni globali cash (negli USA il 66%!). E stanno ancora crescendo per “eliminare l’irrazionalità dell’essere umano che non riesce a massimizzare i benefici o minimizzare le perdite” secondo Enrico Malverti presidente di Fintech4i, (IlSole24Ore del 26 maggio 2019). Ma è questo il problema?

Gli Hft-High frequency Trader, che compiono migliaia di operazioni in un millisecondo, possono creare crolli improvvisi, come con il flash crash del 6 maggio 2010 quando in pochi minuti il Dow Jones perse oltre 1.000 punti (per poi recuperarne 700 subito dopo) o con il crollo istantaneo del franco svizzero l’11 febbraio 2019, dovuto a software a cui non era stato segnalato che quel giorno i listini giapponesi erano chiusi per festività. Oltre ai crash più o meno fortuiti, a volte questi software sono utilizzati per manipolare il mercato, quando gli Hft sfruttano la loro velocità per immettere sul listino flussi di negoziazione fittizie. Come nel “pinging”, quando il flash trader “mitraglia” con migliaia di offerte (in acquisto o in vendita) il titolo che gli interessa, ritirandole prima che siano eseguite, per poter scoprire le strategie d’investimento degli altri trader. Borse e regolatori cercano di governare questi rischi, con molte difficoltà. L’inseguimento tra nuove strategie di massimizzazione del profitto e strumenti regolatori è sempre a vantaggio delle prime, almeno per un certo tempo.

Il nostro interesse per un’economia responsabile

L’orientamento al breve termine distoglie la finanza dal sostenere, con finanziamenti a lungo termine, l’innovazione del sistema produttivo e la sua riconversione nel rispetto del pianeta. Con questo approccio il mondo della finanza non solo perde il valore per la società, ma genera un impatto negativo sulla vita delle persone e sull’ambiente, e giustifica le critiche più feroci.

Leonardo Becchetti spiega che la finanza e l’economia hanno queste logiche non perché “la gente è cattiva”, ma perché ci troviamo nel corso di una transizione di convergenza – che durerà 70-100 anni – dei Paesi del Sud del mondo con quelli del Nord, con lo spostamento di molte attività produttive nei Paesi a basso costo. Le aziende, per riuscire ad operare in un ambiente così competitivo, cercano “l’arbitraggio” su fisco e lavoro, localizzandosi dove pagano meno tasse e meno il lavoro e spingendo verso una convergenza al ribasso.

Ma è nostro interesse, continua Becchetti, che la convergenza avvenga verso l’alto, e non verso il basso. E noi abbiamo uno strumento potente, quello di scegliere come cittadini prodotti e servizi di aziende responsabili tramite il voto col portafoglio, difendendo così i nostri posti di lavoro e le nostre retribuzioni. Questo comporta di superare visioni limitate della persona e del lavoro e riscoprendo la fraternità.