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Vita

La nuova economia salva la montagna

13 Dic. 2018

di Valentino Bobbio

Sì, la Nuova Economia può salvare la montagna. In un secolo il territorio boschivo è passato in Italia dal 12% al 39%. Il 27% di questo è tutelato dai parchi, riserve ed aree Natura 2000. Le nostre foreste sono in montagna o sulle alte colline, un territorio sempre più abbandonato dall’uomo. L’Italia è diventata dunque un paese più boscoso di Francia, Germania e Regno Unito.

Le nostre foreste forniscono servizi essenziali per tutti noi bilanciando l’ecosistema, filtrando l’aria, depurando l’acqua, sequestrando l’anidride carbonica, riducendo l’ozono, fornendo legname e prodotti del bosco, offrendo l’habitat per gli animali selvatici, difendendo la biodiversità, oltre a costituire uno spazio di attrazione per un turismo naturalistico, e quindi di recupero fisico e psicologico. Tutte funzioni essenziali per la qualità della nostra vita. Anche in città i boschi e gli alberi svolgono funzioni per noi fondamentali filtrando le acque piovane, contenendo gli effetti delle grandi piogge, depurando l’aria da microbi e polveri sottili, contenendo le ondate di calore (aree verdi ben posizionate nelle nostre città possono ridurre la temperatura da 2 ad 8 gradi!) e facendo persino durare di più l’asfalto.

Però il regno della foresta è la montagna, oggi degradata dall’incuria e dall’abbandono. Anche se le foreste primarie in Italia sono pochissime, la crescita naturale del bosco ha rioccupato colline e campi abbandonati. Tale crescita non è però equilibrata; boschi della stessa età, che invecchiano, sono soggetti a patologie e riducono molte delle loro funzioni ecosistemiche, e sovente non sono luogo di biodiversità perché dominate da poche specie arboree pioniere che occupano spazi che prima erano pascoli, campi agricoli, aree a seminativo, ecc.

Ma il crescente patrimonio forestale non è soltanto trascurato, ma è anche inutilizzato: l’Italia importa l’80% della materia prima di origine forestale ed è addirittura il primo importatore al mondo di legna da ardere, con una forte dipendenza da altri Paesi, che spesso prelevano il legname dai boschi illegalmente e in modo insostenibile.

La cura della montagna e della sua biodiversità è compatibile con lo sviluppo economico del territorio. Nel contesto montano, così ignorato e con pochi investimenti e scarse infrastrutture, le forze più attive e creative hanno però sviluppato esperienze virtuose che uniscono una gestione attenta e responsabile di tutela del patrimonio forestale con iniziative di sviluppo locale che creano occupazione e generano reddito, contribuendo a frenare lo spopolamento delle nostre montagne.

Uno sviluppo veramente sostenibile fa cura dei boschi e tutela la loro biodiversità, prelevando materiale legnoso in maniera controllata e sostenibile secondo qualificati schemi di certificazione, creando occupazione e reddito in loco e attivando filiere produttive integrate. Valore per le persone e valore ambientale in montagna generano servizi ecosistemici anche per la pianura e le città.

NeXt, all’interno del Premio “Comunità Forestali Sostenibili” promosso da PEFC Italia e Legambiente, entrambi soci di NeXt, lo scorso 20 novembre, ha vagliato oltre 40 esperienze virtuose realizzate da comunità, organizzazioni e aziende che uniscono la gestione responsabile del patrimonio forestale (salvaguardando la biodiversità) alla valorizzazione e allo sviluppo della filiera in una logica economica equilibrata, offrendo nuove opportunità di sviluppo locale e di occupazione per la popolazione del territorio. NeXt ha posto l’accento sull’innovazione per lo sviluppo territoriale attraverso l’attivazione di filiere locali, sulla crescita di una gamma ampia di professionalità e sullo sviluppo occupazionale generato.

È stata pertanto premiata la Società Cooperativa Agricola Valli Unite del Canavese, che ha costruito una filiera forestale completa con soggetti tutti di natura privata, seguita da esperti forestali, per gestire 3.500 ha di bosco, valorizzando in particolare il castagno, risorsa di grande produttività e valore per l’economia locale, superando ostacoli alla collaborazione, con positive ricadute sull’occupazione e sul contrasto al dissesto idrogeologico.

I premi assegnati da PEFC Italia e Legambiente hanno messo in evidenza tipologie di esperienze virtuose di nuova economia in montagna, che mostrano percorsi replicabili di sviluppo sostenibile:

  • Utilizzo del legno certificato da costruzione, con il Polo del Gusto e della Tradizione, prima grande opera realizzata dopo il sisma del 2016 ad Amatrice, realizzata dalla Filiera del legno del Friuli Venezia Giulia. La celere ricostruzione della mensa scolastica e degli otto ristoranti storici di Amatrice, su progetto donato dall’architetto Stefano Boeri, ha ridato lavoro a 130 persone divenendo anche un simbolo di sicurezza antisismica e un luogo sicuro per la gente di Amatrice.
  • Valorizzazione delle tradizioni di gestione dei beni comuni in montagna, con il Consorzio Comunalie Parmensi che accresce la multifunzionalità delle foreste locali promuovendo il fungo porcino di Borgotaro; con il Consorzio Agro Forestale Comunelli di Ferriere che fornisce servizi ecosistemici e legna da ardere alla GdO; con la cooperativa ARCFACO che riunisce le 16 “Regole” del Comelio in Veneto per la gestione sostenibile dei boschi.
  • Manutenzione delle foreste montane come occasione di integrazione sociale, con la Cooperativa Sociale Cadore che dà occupazione anche a molte persone svantaggiate; con la cooperativa La volpe e il mirtillo di Ormea che recupera boschi di castagno da frutto e terreni abbandonati impegnando giovani del posto che lavorano insieme a migranti richiedenti asilo.
  • Valorizzazione di proprietà abbandonate attraverso consorzi di valorizzazione sostenibile e certificata, con la Ciga sas che gestisce 444 ettari di bosco sul monte Mottarone a Stresa con investimenti sostenuti dalla vendita del legname dei boschi maturi e la valorizzazione del bosco a fini turistici grazie alle strade riaperte, con vantaggi per i proprietari, per gli esperti forestali, per la ditta boschiva e per l’intero territorio, ora più difeso dagli incendi; con la società cooperativa Xiloimprese che gestisce in Liguria proprietà frammentate e prima abbandonate.
  • Nuovi prodotti di origine forestale come le barriere stradali in larice (che non ha bisogno di prodotti chimici conservanti e impermeabilizzanti) realizzate dall’azienda umbra Margaritelli SpA, che già utilizza lamellare di abete certificato per realizzare guard-rail e arredi urbani; come il primo serramento in legno di castagno certificato prodotto dall’Environment Park in Piemonte; come i telai per tennis da tavolo e le racchette da ping pong con legno alpino italiano certificato, venduti in tutto il mondo da ArtigianMobili; come i pavimenti in legno con risorse lignee a Km0 realizzati da EcolBio S.r.l; come la gomma da masticare biodegradabile, biologica e vegan, prodotta da Chicza Italia grazie al lavoro equo degli indios che estraggono la gomma dalle foreste dell’Amazzonia.

Per chiudere una riflessione: se la montagna – che costituisce l’infrastruttura fisica del paese e fornisce imprescindibili servizi ecosistemici – ha bisogno di investimenti e infrastrutture sociali per mantenere la sua popolazione, perché non pensare ad una carbon tax i cui proventi siano in parte destinati alla tutela ed alla valorizzazione sostenibile dei nostri monti?