Ripartire dalla natura per ricucire il rapporto tra uomo e ambiente.

a cura di Emanuela Perrone

Spazio al colore verde. Il terzo appuntamento di Cromatismi, il progetto culturale proposto da un gruppo multidisciplinare di
architetti, economisti, sociologi e pianificatori per la città di Massafra, è servito a ragionare su pratiche “green” di
rigenerazione urbana.

Si è mossa in questa direzione Mimì Coviello, (Meson-Ro| C-Fara- Matera) architetto paesaggista che dopo diverse esperienze lavorative all’estero ha scelto di tornare al Sud.
«L’ho fatto con consapevolezza. -spiega- sapendo che il Sud per quanto complesso sia, è una grande risorsa oltre che una scommessa. Nonostante le fatiche è una sfida molto più entusiasmante rispetto ad altre realtà che vivono una vita molto più facile».
Coviello, ha quindi iniziato a studiare il territorio di Matera, ad indagare sullo spazio urbano cercando di capire se gli spazi vuoti potessero essere occupati da un’agricoltura urbana. È nato così Agrinetural.it, una piattaforma digitale che permette ai cittadini di prendere attivamente parte al processo di mappatura, classificazione ed adozione delle aree verdi abbandonate, pubbliche
o private, affinchè possano essere trasformate in orti, giardini e aree di relazione, creando community di interesse.

I risultati del primo progetto pilota sono stati entusiasmanti. È stato infatti adottato uno spazio pubblico, mezzo ettaro di terreno, strappato al degrado nella periferia di Matera ed è nato “Agoragri”, un parco realizzato in tempi record e con un budget ridicolo che contiene al suo
interno un orto, un anfiteatro ed un padiglione per le feste di quartiere. Quella zona periferica di Matera, prima priva di identità, adesso ha riscoperto un senso.
Ed anche Massafra può fare lo stesso. «La città ha un grande potenziale ma è poco valorizzata. – fa sapere Mimì Coviello- L’azione da fare quindi è quello di riattivare gli spazi riscoprendone il valore».

Ha invece parlato di “rigenerazione agricolaVincenzo Fornaro, l’allevatore tarantino che è stato costretto a riconvertire la sua masseria dopo aver subito, nel 2008, l’abbattimento di 600 ovini contaminati dalla diossina dell’Ilva.
Fornaro, che non ha mai pensato di abbandonare quelle terre, non si è arreso ed ha avviato la semina della canapa con lo scopo di bonificare i terreni inquinati.
«Nel 2013 è partito l’esperimento di fitodepurazione. – spiega- La canapa coltivata in masseria sarà analizzata, così come anche il suolo, per verificare quali inquinanti la pianta è stata in grado di assorbire e in che quantità. Dopo i primi quattro raccolti siamo in attesa di conoscere i risultati. È un progetto ambizioso – fa sapere ancora- perchè oltre ad essere impiegata per la bonifica dei siti contaminati, la canapa può essere utilizzata per produrre materia prima utilizzabile in settori non alimentari come edilizia, energia, biocompositi». Insomma, «questa è la dimostrazione che un altro futuro è possibile. Dalla natura si può ripartire per nuove opportunità di sviluppo».

Parlare di rigenerazione urbana delle periferie non significa solo valorizzare e recuperare spazi vuoti, ma promuovere cultura, informazione. Ne è convinto il giornalista Gianni Svaldi, Direttore di “Radici Future”, un magazine di approfondimento.
A suo dire, «la periferia non è un concetto geografico» bensì «umano, sociale».
Partendo da questo presupposto, Svaldi ha condotto un’inchiesta sul cibo e sui prezzi dei mercati. «Mentre nelle periferie degli Stati Uniti d’America, viene venduto solo cibo spazzatura e un’alimentazione genuina è assicurata alle classi sociali abbienti, in Puglia accade ben altro».

Attraverso le immagini Gianni Svaldi dimostra e denuncia lo sviluppo del “mercato nero”, quello meno costoso, quello che già nel dopoguerra permetteva agli italiani di mangiare. «Un fenomeno che ritorna -rileva- e ce ne accorgiamo dai banchetti agli angoli delle strade nelle grandi città, in cui si vende frutta di contrabbando e che, anche se non è igienicamenta accertate, permette alle famiglie
povere e monoreddito di fare la spesa. I mercati diventano così dei grandi ammortizzatori sociali che permettono una qualità della vita discreta anche a chi non può permetterselo. Consentono alle famiglie italiane, laddove le fasce di povertà si allargano, di portare a tavola del cibo sano, a differenza di ciò che accade in altre nazioni».

Ecco quindi che «se nella periferia geografica il grande divisore è l’alimentazione e la qualità della vita in generale, – conclude Svaldi- nella periferia sociale la grande differenza è data dalla cultura. Leggere, cercare di capire le posizioni altrui e il mondo che ci circonda è l’unica grande arma per rendere la periferia un unico grande centro».

La serata si è svolta sulle terrazze dell’enoteca “FalsoPepe” a Massafra, si inserisce nell’ambito della rassegna cinematografica “Vicoli Corti” ed è stata organizzata dalle associazioni “Are_lab”, “Il Serraglio” e “NeXt Nuova Economia Per Tutti”.

L’ultimo appuntamento è con lo Spazio Rosso, martedì 29 agosto, alle 21,15.
Il tema sarà La cultura della resilienza